Le terre di San Lorenzetto, nel cuore dell’antica centuriazione opitergina, alle spalle di Venezia, hanno conosciuto la coltura della vite già in epoca romana, oltre duemila anni or sono e le generazioni che qui si sono succedute nel corso dei secoli hanno sempre conservato un attento e saggio amore per la vite e il vino, dal momento che quello qui prodotto possiede una precisa e importante identità storica e culturale, essendo frutto di una felice combinazione di terreni, clima, tradizioni, cultura e intelligenza produttiva.
Nel Medioevo, dopo il passaggio delle invasioni barbariche, furono i monaci di San Benedetto, che qui hanno costruito un loro monastero, a riprendere e rilanciare la coltivazione della vite, continuata quando le terre sono passate ai Canonici di San Salvatore di Venezia e, da questi, alla Curia vescovile di Ceneda.
Poiché le terre di San Lorenzetto sono state considerate fin dall’antichità fra le più vocate in pianura per la produzione enologica, ogni generazione, oltre a conservare il patrimonio ricevuto, vi ha aggiunto il contribuito della propria cultura e della propria esperienza, arricchite dalle indicazioni dei tecnici più preparati e, negli ultimi decenni, dall’Istituto Sperimentale per la Viticoltura di Conegliano, uno dei più importi centri di cultura vitivinicola del mondo. Nei secoli della Serenissima, in queste terre sorgevano le vigne dei Dogi, dove erano prodotti quei grandi vini sia bianchi che rossi che, trasportati a Venezia, allietavano le feste nel Palazzo Ducale e nei Palazzi patrizi sul Canal Grande.
Il vino Raboso, in particolare, era poi destinato alle navi, essendo l’unico vino a conservarsi perfettamente sano e inalterato anche in mare.
L’attuale produzione è dunque figlia di una storia ricca e fascinosa e la qualità e il pregio dei vini dell’Azienda Sutto testimoniano il valore della terra e la cultura vitienologica dei vignaioli.