Polje - Cultura del vino Polje - Cultura del vino Polje - Cultura del vino

Il nostro sapere sul vino

Tradizione e passione, una dedizione infinita per i terreni e i vigneti

In quest’area, ai confini nordorientali d’Italia, la vitivinicoltura fu introdotta dai Romani nel secondo secolo a.C., ma già le precedenti popolazioni e i Paleoveneti, arrivati attorno al 1000 a.C. coltivavano la vitis vinifera, i cui vini più importanti, scoperti dai Romani, furono chiamati rispettivamente Pucinum (probabilmente l’antenato dell’attuale vitigno Glera, coltivato nel Carso triestino e nelle colline trevigiane con le cui uve si produce il vino Prosecco) e Picina omniun nigerrima (cioè: un vino nero come la pece più nero di ogni altro, considerato il progenitore del Terrano, del Refosco e del Raboso).

Da allora la vitivinicoltura ha sempre rappresentato una delle più importanti produzioni per le popolazioni della zona, motivo per il quale è stata sempre conservata e protetta, sia durante la presenza romana protrattasi per diversi secoli, sia, dopo la caduta dell’impero romano, per la presenza di numerosi monasteri benedettini, quindi del Patriarcato di Aquileia, infine, dal 1420, della Repubblica di Venezia.

Il territorio attorno a Gorizia e Trieste è stato comunque soggetto all’impero d’Austria per molti secoli e fino al 1918, ma anche in quel periodo ci fu grande rispetto per la viticoltura che conobbe una costante evoluzione tecnico-produttiva.

Si può affermare che il Collio Goriziano, che fino al 1945 si estendeva per lungo tratto anche nella confinante Slovenia, è sempre stato un comparto a spiccata vocazione vitivinicola e, pur tra alterne vicende, non è mai mancato l’impegno culturale e tecnologico per ottenere quei grandi vini che il territorio, con l’indispensabile aiuto dell’uomo, sa regalare.